Restauro della Reggia di Venaria Reale

Residenze Reali dei Savoia (sito UNESCO)
Committente: Regione Piemonte
Anno: 1998 - in corso
Importo lavori: 35,95 €/milioni
RTP: Libidarch Architetti Associati (Andrea Mascardi, Edoardo Ceretto, Walter Mazzella), Gae Aulenti, Cesare Volpiano, FIAT Engineering

IL PROGETTO
Il valore paradigmatico di Venaria Reale, straordinario esempio in plain air dell’architettura di corte sabauda, ha richiesto innanzi tutto la messa a punto di un ampio processo analitico necessario alla conoscenza del complesso.
E’ stato necessario affrontare preliminarmente impegnativi approfondimenti che hanno investito ambiti differenziati, da quello storico-critico, condotto con mirati saggi archivistici, a quello strutturale, dall’analisi in sito dei materiali (sostenuta da una campagna diagnostica di sondaggi, tasselli sugli apparati decorativi, analisi chimiche), all’accurato studio delle facciate e degli ambienti.
Il risultato di questo ampio insieme di elaborazioni preliminari ha confermato l’ipotesi di Venaria Reale quale luogo di complessità, evidenziando come il grande sistema monumentale non sia solamente un palinsesto dell’architettura barocca di corte, ma anche una preziosa testimonianza di gusto, di pratiche di cantiere, di tradizioni.
Il progetto di restauro del museo di Venaria Reale ha riguardato i corpi seicenteschi alla fase di impianto di Amedeo di Castellamonte, così come gli interventi successivi ascrivibili, principalmente, alla mano di Michelangelo Garove, Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri, edifici complessivamente interessati da una situazione di estremo degrado, conseguenza della lunga stagione di spoliazione e usi impropri iniziata già due secoli or sono.
L’impegno dei progettisti ha investito: il Castelvecchio con la Torre dell’Orologio, posti all’ingresso della residenza; la cosiddetta Reggia di Diana, caratterizzata dall’esteso corpus di stucchi e di affreschi secenteschi; i due padiglioni progettati da Michelangelo Garove, con l’interposta galleria di Filippo Juvarra; la chiesa di Sant’Uberto, anch’essa opera dello Juvarra; i corpi del belvedere, della piccola galleria e delle rimesse progettate, a partire dal 1739, da Benedetto Alfieri.
Le dimensioni eccezionali del complesso (oltre 30.000 mq di superfici calpestabili) hanno comportato la necessità di definire molteplici funzioni, connesse dall’articolato sistema di percorsi e aggregate intorno allo spazio monumentale della corte d’onore, riproposta quale antiporta del futuro percorso di visita.
La destinazione museografica sarà infatti accompagnata da un eterogeneo tessuto connettivo di attività di servizio: i visitatori, giunti nel Castelvecchio, destinato all’accoglienza (biglietteria, formazione gruppi guidati, baby-park) e alle funzioni di controllo e sicurezza di tutto il sistema, potranno successivamente accedere ai due possibili percorsi di visita: l’uno museale e l’altro, interrelato ma indipendente, pertinente ai restaurati giardini storici.